Ho voluto rileggere in questi giorni il romanzo di Kafka: “La Metamorfosi”, scritto nel 1912.

È sempre interessante vedere lo scorrere del tempo, i cambiamenti che questo porta al nostro modo di vivere, alle scoperte a cui andiamo in contro che migliorano le condizioni sociali e sanitarie, e vedere altresì come certi temi della nostra esistenza persistano nonostante lo scorrere delle lancette sull’orologio e delle pagine dei calendari.

È passato più di un secolo dalla scrittura del racconto ad oggi, eppure se ci riflettiamo bene i temi che possiamo individuare durante la narrazione sono attualissimi.

La storia comincia col protagonista che, risvegliatosi una mattina, si ritrova trasformato in un gigantesco insetto. La causa che ha portato ad una tal mutazione non viene mai rivelata. Tutto il racconto narra dei tentativi compiuti dal giovane Gregor per cercar di regolare – per quanto possibile – la propria vita sulla base di questa sua nuova particolarissima condizione, soprattutto nei riguardi dei genitori e della sorella.

(https://it.wikipedia.org/wiki/La_metamorfosi).

È strano vedere come in un breve racconto vi siano celati una miriade di temi che fanno parte della nostra attuale società.

Questi sono quelli che più mi sono saltati all’occhio:

L’incomunicabilità del protagonista.

I suoi pensieri gli risultano chiari, le sue parole distinte, ma gli altri non riescono più a capire cosa sta dicendo. Questo succede molto spesso durante la nostra giornata, parliamo con tante persone, ma sono rare quelle che ascoltano per comprendere. Quante volte ti è capitato di dire o pensare: “parlo arabo per caso?”

Il rifiuto e il giudizio della diversità.

Figlio amato e devoto alla famiglia, che si sacrifica per pagare un debito, viene rinchiuso in una stanza solo perché il suo aspetto fisico non è più come prima e, cosa più triste, non riescono a vedere Gregor come il loro adorato figlio, ma anzi viene trattato come un mostro di cui aver paura. Quante volte incontriamo persone a cui attacchiamo un’etichetta che poi non togliamo più solo perché non sperimentiamo quello che c’è oltre il nostro vedere? Solo perché siamo incapaci di sospendere il giudizio?

La sospensione del giudizio è una capacità da allenare costantemente, mettendoci lo stesso impegno di un atleta che si prepara per una maratona. Quando ci riusciamo, la scoperta che facciamo è emozionante tanto quanto la vittoria di uno sportivo ad una gara importante. Sperimentati!

L’autoaccettazione del protagonista ed il suo autoriconoscimento.

È meraviglioso secondo il mio punto di vista come il protagonista non mostri nessuna meraviglia per il suo nuovo stato, ma il pensiero va unicamente a come coordinare i movimenti di quel nuovo corpo e come riuscire a gestire i rapporti con la famiglia. Sono rimasta straordinariamente affascinata da questo tema.

Ed è proprio su questo tema che oggi voglio spendere due parole. Cos’è l’autoaccettazione?

È la capacità di accogliere tutte le parti di noi. Tutti abbiamo parti che classifichiamo positive ed altre negative. Accettare in modo incondizionato i nostri punti deboli, i nostri limiti, le nostre paure, porta all’affermazione di noi stessi.

La cultura occidentale ci spinge al confronto con gli altri, alla competizione, ci porta ad essere duri con noi stessi con la falsa credenza che questo ci serve per auto-motivarci e spingerci oltre i nostri limiti.

La realtà è ben altra: le ricerche scientifiche portate avanti negli ultimi anni anche in campo psicologico, ci dimostrano il contrario: l’autocritica eccessiva porta ad un sostanziale calo dell’autostima fomentando ansia e depressione, che non a caso sono i mali più diffusi della nostra società.

La cosa che si deve cominciare a fare è imparare dagli altri e dalle loro esperienze, per crescere e migliorare, ma smettere di confrontarsi su ciò che hanno o che sono le altre persone.

La strada giusta è quella di imparare a misurarsi con le proprie paure, i propri desideri ed ambizioni, ed affrontare il giudizio degli altri.

Il benessere, lo stare bene, si basa sull’accettarsi incondizionatamente. Solo così possiamo recuperare l’energia necessaria per affrontare gli ostacoli ed eccellere nella vita e nel lavoro.

È nostro diritto.

E in questo contesto possiamo affermare che è anche il nostro unico dovere verso noi stessi, pensare ed agire come recita la pubblicità di un famoso brand: Perché IO valgo!!!

Voglio lasciarvi tre suggerimenti che possono essere utili per allenare l’autoaccettazione:

1. Smettere di criticarsi
2. Riprendere contatto con il proprio corpo e le proprie emozioni. La bioenergetica può essere il mezzo giusto per lo scopo. Puoi andare a vedere il mio post dove ti suggerisco i tre esercizi base per contattare il tuo corpo.
3. Chiedi aiuto ad un esperto per sostenere e sviluppare i tuoi punti di forza.

Se hai voglia provaci, sarebbe interessante se volessi condividere la tua esperienza qui, con noi.