Il conflitto tra le sue varie definizioni può essere spiegato come “una situazione in cui forze di valore approssimativamente uguali ma dirette in senso opposto, agiscono simultaneamente sull’individuo” (Lewin 1945).

Per rimanere in tema sul nostro modo di mettere ordine alla realtà che ci circonda, anche in questo caso classifichiamo il conflitto come un qualcosa di negativo. Viene associato esclusivamente a guerre, litigi, contese.

L’aspetto che non teniamo mai in considerazione, è quello positivo.

Si, come in tutte le situazioni anche nelle situazioni di conflitto esiste una configurazione positiva, che ci porta verso la crescita, verso il miglioramento.

Il conflitto fa parte della vita quotidiana, l’intera giornata è stipata di costanti e ripetuti conflitti: cosa mangio? Come mi vesto?

Tutte le volte che io sono attratto da più di una situazione e sono messo davanti ad una scelta, sto attraversando una fase conflittuale, e questo è una parte costante della nostra vita che ci porta verso il cambiamento.

Tenere in considerazione questo aspetto del conflitto, è importante, perché ci dà la consapevolezza che la capacità di scelta è una nostra risorsa vitale che possiamo usare anche nei momenti di conflitti più accesi e più considerevoli della vita.

Quello che è fondamentale sapere, è che una connotazione positiva o negativa non esiste in realtà.

Semplicemente diventa negativo quando non riesco a riconoscerlo e di conseguenza non trovo soluzioni. Quando rimango intrappolato nella situazione di scelta. Rimango incastrato dai tira e molla, delle due forze che mi sballottano da una parte all’altra: vado o non vado?  Lo faccio o non lo faccio?

È la situazione tipica dell’”asino di Buridano” che per non saper decidere tra due quantità di biada esattamente uguali ed equidistanti si lascia morire di fame.

Nella realtà, invece, l’asino non morirà di fame perché non vi sono mai due forze perfettamente equivalenti. C’è sempre una forza leggermente più attrattiva dell’altra, veniamo sempre spinti verso l’una o l’altra biada.

Ma nonostante la scelta, il conflitto può continuare ad esistere, perché si rimane aggrappati alla situazione scartata perché sembra sempre migliore: “l’erba del vicino è sempre più verde”.
Oppure in altri casi esaltiamo l’obiettivo scelto, svalutando quello abbandonato, come per difenderci da un ritorno conflittuale.

Vi è anche una terza ipotesi in cui le persone rimangono in una fase altalenante tra queste due reazioni.

In questi casi di non risoluzione dei conflitti, il counseling può essere di enorme aiuto alla persona per agevolare la capacità di affrontare le situazioni, valorizzando i propri punti di forza.

D’altro canto, la definizione di counseling data dall’associazione di categoria, Assocounseling, è proprio:

il counseling professionale è un’attività il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione.

Il counseling offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento(Definizione dell’attività di counseling approvata dall’Assemblea dei soci in data 2 aprile 2011).

Se anche tu ti trovi in un momento della tua vita in cui non sai che decisione prendere, non fare come l’asino di Buridano, chiamami, perché tu non lo sai ancora, ma la soluzione è già presente dentro di te, devi solo trovarla. Ed insieme possiamo farcela.